"L'uomo si è accorto della realtà solo quando l'ha rappresentata.
E niente meglio del teatro ha mai potuto rappresentarla."
 
  in scena Venerdì 15 aprile 2011
Teatro Civico di Vercelli
"EDIPO RE"
di Sofocle
regia di Federico Grassi

Tutto accadde su una strada. Su una strada un bambino fu abbandonato a morire; su una strada l’omicida fu sfidato da un corpo di leone e testa di donna a risolvere un enigma: l’uomo vinse e divenne re. Su una strada, anzi su molte strade, lo stesso uomo, oramai in rovina, trascinò i suoi passi, cieco, con la sola compagnia del suo bastone. La strada, che tante volte ricompare nel mito di Edipo, non è solo una metafora della vita, ma anche il simbolo del tempo che procede e dell’identità che si trasforma pur rimanendo una. Un uomo è se stesso eppure è sempre diverso.

Il mito non è mai esaurito, c’è sempre un’altra versione da leggere, il mito non è mai concluso, c’è sempre un’altra versione da scrivere. Il mito non interpreta la realtà né la descrive, piuttosto la rappresenta e, attraverso le caratteristiche tipiche o simboliche delle figure che in esso agiscono e degli elementi narrativi che lo compongono, la rende riconoscibile alla comunità che condivide il racconto. Quello di Edipo è uno dei racconti più ricchi e complessi della mitologia occidentale.
Ho deciso di affrontare “la storia perfetta” spogliandola di ogni retaggio freudiano del novecento, di ogni sovrastruttura del pensiero, per concentrarmi invece sulla forma e cristallizzazione del mito. Il sangue sparso di un assassinio tempesta la città di Tebe: così comincia Edipo re, come il più classico e moderno dei thriller. E’ stato commesso un delitto, si deve trovare il colpevole. Colui che indaga con furia selvaggia e sete di vendetta scoprirà di essere anche l’assassino. E conoscerà finalmente la propria vera identità. Edipo però ha commesso i suoi atroci delitti in modo totalmente inconsapevole (ecco perché spogliarlo della lettura freudiana), è un colpevole-innocente, un ossimoro vivente. Per queste ragioni mi piace definire “Edipo re” la tragedia della conoscenza, dell’autodeterminazione e riconoscere in questo eroe tragico e antico il germe vivo dell’uomo moderno.
Quello di Edipo è un viaggio lungo migliaia di anni che approda in uno spazio-tempo della modernità (ben reso dall’impianto scenico di Max Bottino), sempre riferendosi però alla propria origine classica. Un insieme di segni estetici (luci, costumi, musiche, scenografia) che operano un’ideale congiunzione dei tempi per mezzo dello strumento che, immutato ed immutabile, li ha attraversati tutti: la parola, che in questo spazio dell’immaginazione torna ad essere regina e protagonista.

Federico Grassi

 
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