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"L'uomo si è accorto della realtà solo quando l'ha rappresentata.
E niente meglio del teatro ha mai potuto rappresentarla."
 
 
"LA MASCHERA NUDA DELLA FOLLIA"
di Antonio Luca Cuddè
da Luigi Pirandello
regia di Antonio Luca Cuddè
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note di regia
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Pensare una logica "che sia fuori dal pensare comune" comporta apportare radicali cambiamenti sul sostrato che ci appartiene, così per scrivere e attuare del "nuovo" in teatro occorre avere radicato il sostrato e rivoluzionarlo, usare l'aratro dell'esperienza e del palcoscenico per scrivere e dirigere il "nuovo".

Come i commediografi latini armati di imitatio aemulatio variatio la compagnia de "La maschera nuda della follia" ha voluto apprendere la lezione pirandelliana partendo dall'Enrico IV e, una volta appresa, ruminata e digerita tale lezione, ha fatto un'opera indipendente.

Lo studio sul testo e per il testo ha richiesto mesi, così come i colloqui con la macchina artistica delle musiche e delle immagini, che hanno sperimentato nuove vie di interpretazione: Sergio Sorrentino infatti ha saputo coniugare il tema classico della "folia" con il metro della samba e ha saputo trasmettere il disarticolato mondo delle suggestioni sonore grazie allo "sgranarsi" della chitarra elettrica e della tromba, ponendo come meta il risultato complessivo e non solo la mera presenza delle note; Gian Luca Marino, dotato di rara tecnica fotografica, è riuscito a mettere in immagini i pensieri della regia, che non ha pensato alle immagini come alternativa tecnica di un effetto, bensì come sottofondo di onde elettromagnetiche, che, invece di essere percepite con l'udito come la musica, vengono percepite con il senso della vista, risultato conseguito.

La recitazione, lungi dall'imitare gli standard della recitazione "pirandelliana", è stata incentrata sull'efficacia linguistica, azione non semplice specie nel ruolo di Federico, né di immediata risoluzione, ma che apre la strada a quel "nuovo" che in teatro si cerca da sempre: il linguaggio del teatro contemporaneo, lavoro che i "classici" della drammaturgia hanno dovuto affrontare e che da tempo se ne lamenta l'assenza.

La molteplicitÓ semantica, che verte ad una continua "reductio ad unum", consente di passare da scene di divertente commedia alla tragedia greca alla sofisticated comedy al dramma esistenziale al lessico familiare.

Il rapporto con "l'archetipo" diventa solo di puro riferimento per lasciare spazio alla vittoria del bello e buono/kalokagathia nella lotta contro il brutto/kakòs per lasciarsi andare alla benefica narcosi della catarsi.

Antonio Luca Cuddè

 
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