"L'uomo si è accorto della realtà solo quando l'ha rappresentata.
E niente meglio del teatro ha mai potuto rappresentarla."
 
  tournée terminata il 22/02/2004
Teatro Stabile di Catania
"MOLTO RUMORE PER NULLA"
di W. Shakespeare
riallestimento di A. Capodici da una regia di G. Ferro
Molto rumore per nulla è una delle commedie di Shakespeare più mature, inserita dai critici fra le «commedie problematiche» dove, con raffinata tecnica, si intrecciano motivi potenzialmente tragici. Così la dissimulazione, il sospetto, l'odio, l'inganno dell'innamorato, il tema della finta morta costituiscono la struttura di un'opera per nulla romantica.

Ho cercato di ricreare un'atmosfera di dubbia moralità in un microcosmo governato da «orecchiamenti e illazioni, notazioni sbagliate e brighe per nulla». Lontano dai valori oggettivi e rassicuranti di una fiaba d'amore a lieto fine ci si imbatte nell'effimero gioco del dio Eros che, nelle sue mille forme, diventa la trappola della Natura,la danza della vita ma anche una pericolosa malattia della volontà e del sentimento.

In tal modo i due intrecci amorosi di Beatrice e Benedetto, Ero e Claudio si costruiscono su matrimoni rifiutati e poi voluti, su infedeltà e incapacità d'amare irreali, che si svelano tali solo ad un tocco del Caso.

La verità è così ristabilita dall'agnizione finale, tutti i mali nati dalle manipolazioni della realtà svaniscono nel nulla, ma la forza dirompente ed ambigua di Eros non si dissolve rendendo la commedia una trattazione ironica e sferzante della fenomenologia amorosa. All'interno di un'arena i contendenti si affrontano in una sorta di duello dell'effimero che mette in risalto il bisogno umano di occupare tempo e spazio con gli strumenti a disposizione, amore, odio, inganno e passione.

Ed è nello stesso tempo un'arena, luogo di sfida dell'attore nei confronti del testo shakespeariano, interpreti e parole in una contesa cruda e sostanziale.

Un ritorno ad un teatro che cerca nella sua essenza, (attore e testo), un punto da cui ricostruire un rapporto privilegiato con l'interlocutore in sala, proprio come insegna William Shakespeare.

Guglielmo Ferro

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